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Noi avevamo incontrato Silvia a Grosseto, durante
l’incontro a Palazzo Municipale; qualche battuta, una foto insieme, ma anche
la confidenza che anche lei era coinvolta nella problematica dei trapianti:
era in lista di attesa per il trapianto del cuore.
Ci aveva promesso che sarebbe venuta a trovarci la sera a Siena, ed è
arrivata.
Desiderava parlare con noi, sentire come eravamo dopo avere vissuto quella
grande avventura che anche lei doveva affrontare.
Siamo stati insieme alcune ore, parlando, scherzando, ridendo e ci siamo
lasciati con la promessa di risentirci…..
Ora siamo costernati, increduli, addolorati.
Vogliamo porgere alla sua famiglia e a quanti le volevano bene le nostre
più sentite condoglianze.
Il Gruppo Ciclistico Italiano Trapiantati d’Organo
05-Jul-2008
(da Maremma News)
E' morta la giornalista
Silvia Trabalzini
Da due anni, curava l'ufficio stampa del Comune di Grosseto
Grosseto: E’ morta
ieri per problemi dopo il trapianto di cuore effettuato, nella notte tra
giovedì e venerdì al Policlinico San Matteo di Pavia. Silvia Trabalzini (34
anni), originaria di Chiusi (Siena),
responsabile dell'ufficio stampa del Comune di Grosseto, soffriva di
displasia aritmogenica del ventricolo destro. Dopo l'intervento le sue
condizioni si sono aggravate: il cuore trapiantato aveva dei problemi. Lo ha
detto il professor Mario Viganò, direttore della cardiochirurgia del San
Matteo.
Subito dopo il trapianto, Silvia Trabalzini è stata ricoverata in terapia
intensiva. La giovane è stata sostenuta con un'assistenza ventricolare
meccanica. Ma ogni sforzo è stato vano. Per far luce sui problemi legati al
cuore del donatore, i medici legali del San Matteo hanno chiesto
l'autorizzazione dei genitori di poterlo nuovamente prelevare dal corpo di
Silvia. Al San Matteo hanno ribadito che dal Nit, l'organismo che autorizza
il prelievo e la donazione degli organi, era arrivato l'ok dopo
l'effettuazione dei consueti esami. Alla luce dell'accaduto si sono rese
necessarie ulteriori verifiche.
La giovane, affetta da una grave forma di
displasia aritmogenica del ventricolo destro, viveva da 13 anni con un
defibrillatore inserito accanto al cuore. Rimasta in lista d'attesa per il
trapianto per tre mesi, giovedì era stata chiamata a Pavia per effettuare
l'intervento. "Ho perso una grande amica, una persona di valore, che mi
seguiva nel mio lavoro, senza risparmiarsi", ha ricordato il sindaco di
Grosseto Emilio Bonifazi.
Condoglianze alla famiglia anche dal sindaco di Castiglione della
Pescaia Monica Faenzi.
Anche la redazione di maremmanews.it si unisce al dolore della
famiglia Trabalzini
CRONACA (da Repubblica.it)
La donna aveva 34 anni ed era affetta da
una grave malformazione congenita
Il professor Viganò: "L'organo impiantato non ha retto, i controlli erano
stati fatti"
Pavia, tre mesi in attesa di trapianto
muore perché il nuovo cuore cede
Il direttore del Centro nazionale trapianti: "Un minimo fattore di
rischio è ineliminabile"
Il professor Mario Viganò
PAVIA - E' morta dopo il trapianto di cuore
effettuato, nella notte tra giovedì e venerdì, alla divisione di
cardiochirurgia del Policlinico San Matteo di Pavia, centro leader nel campo
dei trapianti cardiaci. Silvia Trabalzini, 34 anni, giornalista,
responsabile dell'ufficio stampa del Comune di Grosseto, originaria di
Chiusi (Siena), da tempo soffriva di una grave malattia congenita: la
displasia aritmogenica del ventricolo destro. Una patologia che, tra le
altre complicanze, le provocava una pericolosa friabilità dei tessuti
cardiaci.
In queste condizioni, l'unica possibilità era quella del trapianto. Non
appena si è reso disponibile un organo compatibile, la giornalista toscana è
stata ricoverata al San Matteo di Pavia. Ma, subito dopo il trapianto, sono
subentrati nuovi problemi. I medici di cardiochirurgia hanno provato a
sostenerla con una assistenza ventricolare meccanica, ma purtroppo non c'è
stato nulla da fare e la donna è deceduta ieri.
Sull'episodio, sono in corso accertamenti nello stesso San Matteo. Secondo
il professor Mario Viganò, direttore della cardiochirurgia, il cuore
trapiantato ha palesato dei problemi. In un'intervista che apparirà domani
sul quotidiano "La Provincia pavese", il medico sostiene che "c'era una
particolare friabilità dei tessuti. Sembrava di passare attraverso burro
fuso. Non reggeva il passaggio dei fili di sutura".
Subito dopo il trapianto, Silvia Trabalzini è stata ricoverata in terapia
intensiva. La giovane è stata sostenuta con un'assistenza ventricolare
meccanica. Ma ogni sforzo è stato vano. Per far luce sui problemi legati al
cuore del donatore, i medici legali del San Matteo hanno chiesto
l'autorizzazione dei genitori di poterlo nuovamente prelevare dal corpo di
Silvia. Al San Matteo hanno ribadito che dal Nit, l'organismo che autorizza
il prelievo e la donazione degli organi, era arrivato l'ok dopo
l'effettuazione dei consueti esami. Alla luce dell'accaduto si sono rese
necessarie ulteriori verifiche.
Secondo il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa,
il cuore trapiantato a Silvia Trabalzini "rispondeva ai requisiti richiesti
dagli accertamenti e dai protocolli standard di riferimento, ma
evidentemente, presentava problematiche non evidenziabili nei tempi brevi
richiesti per quel tipo di intervento". Gli accertamenti, spiega l'esperto,
sono rigorosi: "Il cuore da trapiantare è sempre sottoposto a specifici
accertamenti, elettrocardiagramma ed ecografia cardiaca, per testarne la
funzionalità. In una seconda fase, l'équipe che effettuerà il trapianto dà
un'ulteriore valutazione: è la fase dell''ok cuore'". Dato che i tempi di
conservazione per quest'organo sono brevissimi, precisa Nanni Costa,
dall'"ok cuore" si dà il via al trapianto, il tutto in pochissime ore.
Il trapianto "non è mai un intervento a rischio zero - conclude Nanni Costa.
Tuttavia, i risultati nei nostri centri "sono eccellenti: la sopravvivenza
media per il trapianto di cuore a 5 anni, infatti, è intorno all'80%,
superiore a quella dei migliori centri europei".
La giovane, affetta da una grave forma di displasia aritmogenica del
ventricolo destro, viveva da 13 anni con un defibrillatore inserito accanto
al cuore. Rimasta in lista d'attesa per il trapianto per tre mesi, giovedì
era stata chiamata a Pavia per effettuare l'intervento. Da due anni, curava
l'ufficio stampa del Comune di Grosseto. "Ho perso una grande amica, una
persona di valore, che mi seguiva nel mio lavoro, senza risparmiarsi", ha
ricordato il sindaco della città toscana, Emilio Bonifazi. "Più che
all'apporto professionale, che era assai rilevante, oggi mi viene da pensare
alla sua vicinanza, alla simpatia e alla partecipazione con le quali mi ha
affiancato nel mio lavoro, al modo semplice e gentile di approvarmi, di
propormi idee e consigli".
(5 luglio 2008)
IL LUTTO (da La Nazione)
Giornalista muore dopo trapianto
Lavorava nell'ufficio stampa del Comune
Silvia Trabalzini, 34 anni, originaria di Chiusi (Siena),
era responsabile dell'ufficio stampa del Comune di Grosseto. Da tempo aveva
problemi al cuore a causa di una grave malattia congenita. Appena si è reso
disponibile un organo compatibile la giornalista toscana è stata ricoverata
al San Matteo di Pavia. Ma, subito dopo il trapianto, sono subentrati nuovi
problemi e per Silvia non c'è stato nulla da fare
Grosseto, 5 luglio 2008 - E' morta dopo il trapianto di cuore
effettuato, nella notte tra giovedì e venerdì, alla divisione di
cardiochirurgia del Policlinico San Matteo di Pavia. Silvia
Trabalzini, 34 anni, giornalista, responsabile dell'ufficio stampa del
Comune di Grosseto, originaria di Chiusi (Siena), da tempo soffriva
di una grave malattia congenita: la displasia aritmogenica del ventricolo
destro. Una patologia che, tra le altre complicanze, le provocava una
pericolosa friabilità dei tessuti cardiaci. In queste condizioni, l'unica
possibilità era quella del trapianto.
Appena si è reso disponibile un organo compatibile, la
giornalista toscana è stata ricoverata al San Matteo di Pavia. Ma,
subito dopo il trapianto, sono subentrati nuovi problemi. I medici di
cardiochirurgia hanno provato a sostenerla con una assistenza ventricolare
meccanica, ma purtroppo non c'è stato nulla da fare. Silvia Trabalzini è
morta ieri.
GROSSETO IN LUTTO PER SILVIA TRABALZINI (da il tirreno)
Le trapiantano un cuore malato e muore
"Mi dicono che è tutto
ok. Alle due entro in sala». L'ultimo sms, all'una e mezza della notte fra
giovedì e venerdì, Silvia Trabalzini lo ha inviato a un assessore del Comune
di Grosseto, Daniele Capperucci. Silvia, 35 anni, era giornalista e del
Comune era capo ufficio stampa. E Daniele, appena uscito da un trapianto di
cuore, era l'esempio al quale affidava tutta la sua fiducia. Silvia però non
ce l'ha fatta. È morta in sala operatoria, per ragioni ancora tutte da
chiarire.
La storia di Silvia, nata a Siena il 26 agosto 1973, residente a Sarteano
ma ormai grossetana per lavoro, è una di quelle storie che tagliano il fiato
e pugnalano l'anima.
Giovane, bella, bionda, dopo la laurea in Scienze della Comunicazione
intraprende il difficile mestiere di giornalista. Tanti uffici stampa,
qualche collaborazione con giornali locali, poi - nell'estate 2006 - la
chiamata per il primo vero incarico importante: il sindaco di Grosseto,
Emilio Bonifazi, la vuole alla guida dell'ufficio stampa del Comune. Silvia
si mette all'opera, efficiente e stimata da tutti. Sempre col sorriso sulle
labbra, anche se dentro di sé porta un segreto terribile: da tredici anni,
infatti, convive con un pace-maker inserito accanto al cuore, un salvavita
contro le trappole tese dalla sua malattia, una displasia aritmogenica del
ventricolo destro. Che potrebbe portarla a morte improvvisa.
Il trapianto è la sua unica speranza. E da tre mesi è in lista di attesa.
Eppure continua a lavorare, infaticabile, sempre a fianco della giunta che
in queste settimane percorre su e giù la città per incontrare la gente in
quartieri e frazioni. L'ultimo impegno giovedì scorso, a Marina di Grosseto.
Ed è proprio lì che, nel pomeriggio, riceve inattesa la chiamata da Pavia.
Dal centro trapianti dell'ospedale San Matteo, uno dei più importanti
d'Italia, che le annuncia la disponibilità di un cuore: nel giro di poche
ore è possibile il trapianto.
Silvia
non ci pensa troppo. Telefona a Daniele Capperucci, l'assessore che pochi
mesi fa ha subito un trapianto di cuore a Siena e che proprio nei giorni
scorsi è tornato - ormai in via di guarigione - al suo lavoro e al suo
incarico amministrativo. L'assessore la conforta e lei parte, a bordo
dell'elisoccorso Pegaso mobilitato dalla prefettura.
«Era felice di aver trovato un donatore compatibile, un cuore nuovo. Ed era
sicura che sarebbe andato tutto bene», dice la madre Rina. Invece quel cuore
l'ha uccisa. Per ragioni sulle quali ora vuole fare luce anche l'ospedale
pavese. Il cuore del donatore, un cuore giovane proveniente da un altro
centro lombardo, si è rivelato - a intervento ormai avviato - non adeguato.
«C'era una particolare friabilità dei tessuti. Sembrava di passare
attraverso burro fuso», dice il professor Mario Viganò, il primario, che non
era in ospedale ma è rimasto in contatto con la sua équipe al San Matteo per
tutta quella interminabile notte. «Non reggeva il passaggio dei fili di
sutura», spiega. Cosa sia accaduto è per ora un mistero. Tanto che nel tardo
pomeriggio di ieri i medici legali del San Matteo hanno chiesto
l'autorizzazione ai genitori della ragazza, che la vegliavano in camera
mortuaria, di poter prelevare nuovamente il cuore donato per studiarlo. Per
sciogliere l'enigma. «Tutti gli esami previsti di prassi da Nit, il Nord
italian transplant, sono stati eseguiti correttamente. E sono rigorosi»
spiegano al San Matteo. Anche il chirurgo pavese che ha effettuato il
prelievo recandosi personalmente nel centro di provenienza l'ha giudicato
«valido». Forse solo un'ulteriore indagine genetica avrebbe potuto rivelare
il problema.
E allora cosa è accaduto? La direzione sanitaria del San Matteo ha avviato
un'indagine. La professoressa Eloisa Arbustini, che studia le malattie
genetiche rare e che seguiva Silvia da anni, è rientrata in fretta da
Boston, sconvolta.
E cosa sia accaduto se lo chiede anche la famiglia giunta da Siena. Nei
primi minuti dopo la tragedia la madre Rina se l'è chiesto con rabbia, che
lentamente ha ceduto il posto a una dolorosa rassegnazione.
GROSSETO IN LUTTO PER SILVIA TRABALZINI
Le trapiantano un cuore malato e muore
Di certo Silvia è entrata in sala operatoria nella notte. Ma quando è
giunto il momento di innestarle il cuore nuovo, i chirurghi hanno subito
riscontrato i primi grossi problemi. Impossibile suturarlo. I tessuti si
sfilacciavano, inconsistenti. Vista la gravità della situazione si è deciso
di applicare un'assistenza ventricolare meccanica. Battiti artificiali per
tenerla in vita. È stata trasferita nella vicina Terapia intensiva, mentre
da Pavia partiva l'emergenza nazionale per la ricerca di un cuore
compatibile, dello stesso gruppo.
Poche ore più tardi Silvia ha ceduto, lei che i familiari descrivono così
«combattiva e coraggiosa».
Se ne è andata prima che dalla rete dei trapianti italiana arrivasse una
risposta. Un altro cuore, così raro da trovare.
(06 luglio
2008)
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